Progetti



Dopo aver sostenuto per alcuni anni,
in collaborazione con il Gruppo Zambeste,
la nostra amica sr. Anna, missionaria a Cuba,
senza voler scordarci di lei, abbiamo pensato
di allargare i nostri orizzonti e,
come facciamo idealmente con i nostri canti,
abbracciare il mondo.

Così, consigliati dal Centro Missinario Diocesano,
vogliamo sostenere l'opera e l'impegno
di tre missionari trentini.


Padre Paolo Angheben. Missionario della Consolata in Etiopia dal 1974, si trova ad operare nel distretto di Weragu, una zona rurale molto isolata a quasi 2000 metri di altitudine.
La gente qui vive di agricoltura e allevamento del bestiame e tutto è regolato dalle stagioni delle piogge: se piove nei giusti periodi la gente avrà di che vivere, altrimenti...

L’acqua è un elemento indispensabile per la vita degli uomini e le riserve di acqua potabile, come spesso accade in Africa, sono molto limitate. La conseguenza di ciò sono molte malattie che, se aggiunte alla malnutrizione, creano delle condizioni di vita molto precarie. Nella missione di p.Paolo è stato organizzato un programma di aiuto sanitario, con particolare attenzione alle mamme e ai bambini, che rappresentano il futuro di questo ricco e sfortunato continente. Altro punto di attenzione è quello relativo alla situazione scolastica.

Da qualche tempo le cose stanno migliorando con la possibilità di accesso all’istruzione da parte di più bambini e, cosa importantissima, di molte più bambine.
I missionari della consolata cercano di favorire la frequenza scolastica anche dei bambini più indigenti, degli orfani, degli handicappati, consapevoli che una vita dignitosa e con possibilità di successo passa prima di tutto attraverso la possibilità di istruirsi.

Don Francesco Moser. Sacerdote diocesano che dopo aver trascorso 36 anni tra i più poveri delle favelas in Brasile, nel 2004 viene inviato a Timor Est, isola dell’arcipelago indonesiano. Si tratta della nazione più povera dell’Asia e tra le 20 più povere del Mondo. Qualcuno forse ricorderà la durissima repressione e la grave strage avvenuta su quest’isola per mano dell’Indonesia nel 1999 a seguito del referendum, proprio di quell’anno che voleva sancire l’indipendenza di Timor dopo 25 anni di occupazione.

L’attività di pe. Chico (così come viene chiamato) è volta a ridare fiducia e a rispondere alle necessità delle persone che vivono in situazioni marginali, di insicurezza, attraverso la costruzione e il sostentamento di Estaçao da Vida (Centro di Vita): luoghi di ritrovo, con piccoli laboratori artigianali, biblioteca, stanze e dormitori per ospitare persone che vengono dalla montagna o in situazioni di emergenza.
Ma soprattutto rimanendo vicino alla gente, camminando (e non solo metaforicamente) con loro sulle strade di questa bellissima isola, percorrendo i sentieri di montagna o passeggiando lungo le spiagge attendendo il ritorno dei pescatori.

Il terzo missionario è padre Gianfranco Graziola, della Consolata, che dopo aver trascorso 9 anni in Mozambico, si trova ora nello stato brasiliano di Roraima, dove ha vissuto per tre anni con gli Indios Ianomami e ora a Boa Vista è responsabile della Commissione Giustizia e Pace.

La foresta Amazzonica, nel cuore della quale vive p. Gianfranco, riveste un’importanza fondamentale per la vita di ognuno di noi, da sempre definita “il polmone del mondo” con la sua ricchezza d’acqua, di flora, fauna e popoli antichi che dall’inizio dei tempi ne sono i custodi. Questi popoli rivendicano il diritto a continuare a viverci secondo la loro tradizione, richiedono al mondo di poter partecipare a uno sviluppo socialmente giusto, economicamente sostenibile ed ecologicamente sano.

Difendendo l’Amazzonia e i popoli indigeni che ci vivono, difendiamo noi stessi ed il nostro futuro.

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